Batter d'Ali Scherzetto ..........

 

Caro dolce ed incontenibile Betto,

inaspettatamente sei andato nei Campi Infiniti a correre perdifiato.

Ricordo di te gli occhi bellissimi, di animale selvaggio che cerca la preda,

ma anche di amico fedele che capisce quello che provo.

Sei stato troppo poco con me. Troppo vivo è ancora il ricordo di quando eri bambino e ti divertivi a

stuzzicare i tuoi fratelli, o quando ti addormentavi vicino a me sul divano, o le prime volte che

passeggiando scoprivi sbalordito il Mondo.

Eri bellissimo di quella bellezza, irruente, pura e fiera. Eri paziente e volenteroso, curioso e

sorprendente. Quando sei arrivato secondo alla Mondiale ho esultato e per me eri comunque primo.

Ho stretto il tuo corpo, oramai vuoto, e ho posto le mie mani su di te nella speranza di poter

assorbire un po’ del tuo essere, da portare sempre con me. Mentre ti davo l’ultimo bacio non potevo

credere che non saresti stato vicino a me, mai più.

Un giorno, nei Campi Infiniti, vicino all’Arcobaleno, i nostri occhi si incontreranno di nuovo e

saremo vicini per sempre… che il mio amore giunga a te, Betto

In memoria di Betto

Francesca Valletta


 

Come posso dirti,  se non misterioso?

Che c’è dietro i tuoi occhi d’opale?
Solo quella pietra  iridescente
consente un raffronto degno
alla  mutevolezza della tua pupilla.

E’ la maledizione legata all’infida gemma
che t’ha portato via,
prima che potessimo per sempre trattenere il colore  
sempre mutante del tuo sguardo?
Giallo?
Grigio?
Giallo-grigio?
Grigiallo,
azzurroso,
metallo,
cristallo,
prezioso, piccolo gioiello,
Perduto.

Ritroveremo il colore del tuo manto
Irraggiungibile,  come eri tu,
nell’istante fuggente  di qualche tramonto plumbeo,
orlato e ferito dal giallo incongruo di un sole che muore?

O magari la tua essenza palpitante ci risponderà
nello splendore altrettanto inafferrabile d’una stella lontana,
che non sapremo mai quanto,  nel tempo
e nelle distanze siderali, lontana
dagli anni grevi della nostra vita di uomini.?

T’hanno chiamato “Batter d’ali, Scherzetto”.
Tu hai ubbidito all’unico comando che non dovevi ascoltare.
Un batter d’ali sei stato, Scherzetto,
solo per volare via.

 

                                                                                                       Giovanna Caico


 

 

         
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